GLI ISPIRATORI:
Le figure di 
Suor CAROLINA
e di
Padre CODELLO
 


 

GLI ISPIRATORI

 La figura di Suor CAROLINA (missionaria Suore di Maria Bambina)

 
 ⇒ La figura di Padre CODELLO (missionario salesiano)


 ⇒ La figura di Padre Vailati (missionario comboniano)

 



 


GLI ISPIRATORI:
la figura di Suor CAROLINA

 

Da questo articolo, emergono pienamente il carattere e l’opera di Suor Carolina e quanto grande sia stata la sua influenza sulla formazione e l‘operato di “Liguria per la Vita”.  [vedi: CHI SIAMO - Breve storia dell'Associazione]

 

[Da “Gens Ligustica”, 16 settembre 2002,]

UNA DELLE MOLTE FIGURE RELIGIOSE DELLA NOSTRA TERRA

 

Suor Carolina Carena una vita tutta per l'India

 

di GRAZIELLA MERLATTI

 

Non ebbe dubbi, Rosita Carena, sulla sua scelta di vita. Orfana di padre a circa tre anni e di madre a nove, venne allevata con amore dalla  famiglia di uno zio paterno e, arrivata a vent'anni -correva l'anno 1932- espresse un unico desiderio: andare missionaria in India. Fu quella, la scelta felice della sua vita, in cui sempre si riconobbe, sulla quale non ebbe dubbi. Già anziana, ricordava come una scelta precoce, nella freschezza dei vent'anni, decida la bellezza ed il successo di un'esistenza. Osservava con semplicità che l'aver fatto una scelta così radicale dava una consapevolezza che gli altri non potevano né possedere né capire.

 

Animisti e hindù  al suo funerale

In India, con costante, felice determinazione, visse per 65 anni, tutti segnati da "duro lavoro, disinteressato e generoso", vera e grande "donna di fede, valorosa e coraggiosa", alla quale "nessuna difficoltà, di qualsiasi genere, ha diminuito l'ardente zelo": così la ricordano le consorelle indiane del Nirmala Convent di Ullal, che nutrivano per lei tanto affetto e autentica venerazione.

"Intenta alla missione di amore di Dio, ha cercato senza soste orfani, vedove, vecchi indigenti, che sono stati i prediletti del suo cuore". Per loro "ha lavorato senza misura per dare loro amore, sollievo e conforto".

            Donna dal cuore grande, "è stata amica nello stesso modo dei poveri e dei ricchi, madre e sorella per tutti", incarnando tratti di tenerezza misericordiosa per chiunque l'avvicinasse.

Accoglienza, semplicità, disponibilità le furono connaturali, o scelte talmente convinte e abbracciate da sembrarlo senz'ombra di dubbio.

"Quanta tribolazione!", esclamava di fronte alle difficoltà, che la trovarono però serena e fiduciosa che il Signore si sarebbe rivelato, prima o poi, "un gran Signore". Amica di tutti, compresi animisti e hindù, se li trovò forse inattesi al funerale, in segno di stima, di gratitudine, di omaggio a una donna venuta da lontano, che con il sorriso sulle labbra e un augurio di bene per ciascuno, ha amato e servito per oltre mezzo secolo le sorelle e i fratelli dell'India come sua vera famiglia.

 

India, solo India

Obiettivo del suo servizio instancabile fu servire per costruire l'uomo e, di fronte a tante voci che gridano per farsi notare, suor Carolina è stata una presenza che ha sempre operato nel silenzio, dolce e convincente, capace di ascoltare i bisogni di chi non era ascoltato da nessuno.

Rosita -questo il nome di battesimo di suor Carolina Carena –nacque il 18 aprile 1913 a Genova all'ombra del campanile delle Vigne. Bimba attesa ed amata, fu prestissimo visitata dalla sofferenza. La morte le rubò prematuramente il babbo, fornaio: richiamato nel 1918 per la guerra, in Marina, mentre la sua nave transitava nel canale di Suez prese un'insolazione che gli fu fatale. La mamma, bidella, le mori ad appena nove anni. Accolta in casa dallo zio Antonio, crebbe con le tre cuginette Maria, Giovanna e Rosa. Precocemente maturò in lei il sogno della missione con un'unica destinazione: l'India. E così fu. Nel 1992, data della sua ultima venuta in Italia, si recò a Milano dalla Madre Generale delle Suore di Maria Bambina della Beata Capitanio -in cui aveva emesso la solenne professione religiosa il 14 marzo 1933 -e le espresse il desiderio, anzi la precisa richiesta di voler tornare tra i suoi poveri, e lasciare le sue spoglie tra le persone che l'avevano adottata con una tenerezza almeno pari alla sua.

La sua passione per la vita si espresse anche nel servizio delle adozioni. Il gruppo "Liguria per la vita", nato a Genova nel 1984, ebbe in lei la prima ispiratrice e una validissima, incoraggiante consigliera. Centinaia di bambini grazie a lei hanno trovato chi in Olanda, chi in Francia, in Germania o in Italia la loro famiglia adottiva. Presto però, accogliendo un positivo esperimento compiuto nelle missioni protestanti, passò a sostenere le adozioni sponsorizzate a distanza, come più consone e rispettose della storia personale e dell 'ambiente culturale dei piccoli.

 

Quattro missioni la chiamano madre

Da Mangalore, dove approdò al suo arrivo in India -e dove, durante la guerra contro gli inglesi, perché italiana, venne tenuta agli arresti domiciliari senza poter uscire dal convento -fu mandata a fondare la missione di Jeppoo, ora fiorentissima, dedita alla cura degli handicappati e anziani abbandonati.

Quindi passò a Solur, poi a Ullal, non lontano da Mangalore che aveva aperto dedicandola in particolare all'accoglienza delle ragazze madri, per le quali furono costruite casette indipendenti. Questa comunità l'accolse negli ultimi mesi della sua silenziosa, operosissima vita. La sua ultima appassionata fatica fu la fondazione, nei primi anni '80, di Krishnaraj Pette, nella quale profuse  ogni sua energia fino all'ultimo. Le quattro missioni videro crescere prima le scuole, poi le chiese e i dispensari annessi. A Krishnaraj Pette operano una decina di suore, la scuola tocca i mille bambini, tutti attenti e silenziosi, per noi un autentico miraggio.

 

"Insegnare a pescare", alle donne soprattutto

Suor Carolina credeva profondamente nella promozione umana come espressione di carità evangelica ed evangelizzatrice, per le ragazze e le donne in modo particolare, ancora paria tra i paria in una società duramente maschilista. Ripeteva spesso che è meglio insegnare a pescare che regalare un pesce". Con una grafia limpida come la sua persona e il suo sorriso, relazionava del suo impegno nel “rieducare i ragazzi abbandonati a se stessi sulla strada e preparali professionalmente per un lavoro che li renda autosufficienti". Alla corrispondenza non potendo dedicare il giorno dedicava la notte, crollando spesso sulle lettere vinta dalla stanchezza, Al mattino, o alla sera seguente, quando concludeva, quasi si scusava dell'involontaria interruzione.

In una lettera da Krishnaraj Pette del 20-10-1985, condivideva la sua compassione per le sofferenze inflitte ai poveri: "Proprio ieri andai in un centro governativo dove dovrebbe esserci un dispensario; se vedeste che miseria: in uno stanzone giovani e ragazze attendevano per essere sterilizzati attirati da un premio di 150 rupie, che però avrebbero dovuto dividere con attendenti, dottori ecc... e rimanevano con 10 rupie in mano e di più rovinati per sempre. Non sapevano neanche a cosa andavano incontro, tre di loro stavano per morire di infezione per l'operazione subita, ma nessuno dava loro una mano per sollevarli un po"'. Per questo sollecitava aiuti da perenti ed amici per costruire più in tretta un dispensario con alcuni locali per offrire ricovero e le cure possibili a chi veniva sottoposto a tale operazione in condizioni igieniche  proibitive.

 

Namaste', la mia anima è vicino alla tua

Nel 1989 comunicava: "Siamo rimaste molto impressionate e addolorate dalla fine che hanno fatto quattro ragazze del paese in queste due ultime settimane: tre di loro si sono suicidate e un'altra si è avvelenata prendendo un'overdose. Il fatto doloroso si spiega per la mancanza d'educazione alla vita; anche i matrimoni vanno male per diverse ragioni: dote, lavoro, abbandono, mancanza di lavoro... In questa situazione abbiamo deciso di avere qui ad Ashirvad una scuola residenziale per ragazze, come una specie di Casa di accoglienza: il progetto è stato approvato dai nostri Superiori e le autorità locali ci hanno dato licenza di costruire".

"Quando si lavora per gli altri ci si dimentica, si è felici", scriveva in un'altra occasione, delineando la sua fisionomia spirituale. Poco più avanti, nella stessa occasione comunicava:  Abbiamo inaugurato una piccola clinica per maternità per gente povera ed è affollata giorno e notte. Ieri l'altro ci hanno portato un bambino trovato in un pozzo profondo dieci metri. Era avvolto in vestitini eleganti, potrà avere sette giorni": anche lui prese dimora alla  casa della missione.

A Suor Carolina -tornata al Padre il 2 febbraio scorso -la Genova credente può rivolgere il saluto indiano che aveva familiare e caro: Namaste, la mia anima è vicino alla tua. Perché, per chi crede e per chi ama, come ha scritto Richard Bach, ..nessun luogo è lontano"...
 

 



Per chi desidera conoscere più a fondo la persona e
l'opera di Suor Carolina, è disponibile questo libro
scritto e dato alla stampa a cura dell'Autrice.

Chi interessato può rivelgersi a:

 

ANGELA ROMAGNOLI ARMANNI
TEL. 010 7402571

 
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    GLI ISPIRATORI:
    La figura di Padre CODELLO

 

Chi ha conosciuto padre Angelo Codello e il suo operato nelle Jawadhi Hills, come ben illustra l'articolo che riportiamo, ha sentito il dovere di "metterci qualcosa di suo" per contribuire alla realizzazione del suo disegno. Anche il nostro gruppo ha voluto, prima insieme al "Come Noi", poi in modo indipendente, dare il proprio sostegno nella scolarizzazione dei piccoli amici del missionario.
[vedi  CHI SIAMO - Breve storia dell'Associazione]

 

[dal settimanale “Famiglia cristiana”, 1984]

CINQUE ANNI DOPO

SU QUELLE COLLINE E' NATA

UNA SPERANZA

 

Settecento famiglie che si tassano regolarmente e un missionario infaticabile che ha tradotto gli aiuti in impianti, pozzi, attrezzature per l'agricoltura.

Il riscatto di una popolazione sparsa in trecento villaggi isolati, secondo un piano approvato anche dallo Comunità Europea.

                                
                                                    di FULVIO SCAGLIONE

 

          Cinque anni fa i lettori di Famiglia Cristiana fecero conoscenza con l'Associazione torinese Come noi, formata da famiglie che si tassano volontariamente e regolarmente per aiutare il Terzo Mondo, e con padre Angelo Codello, il cuore e il braccio dell'associazione, colui che dà entusiasmo e realizza in luogo i diversi progetti. Una conoscenza non inutile: «Proprio da quell'articolo », dice Franco Cellino, attuale presidente di Come noi «numerose famiglie di Cittadella di Padova decisero di fondare un gruppo simile al nostro ».

          Dal 1979 molte cose sono cambiate. Come noi ha compiuto i diciotto anni ed è passata dalle 130 famiglie di allora alle 700 di oggi ( « La gente si è accorta che tutti i soldi che raccogliamo finiscono davvero al Terzo Mondo », dice Cellino «perché siamo tutti volontari e la struttura con le spese che comporta, è ridotta al minimo»), ma soprattutto ha fatto grossi passi avanti il progetto di intervento nelle Jawadhi Hills, un altopiano sui 1100metri di altitudine lungo 150 chilometri e largo 78, abitato da circa 60 mila persone e situato nel Sud Est dell'India, a cento chilometri dalla città di Vellore. 

          «Fino a qualche anno fa» dice padre Codello, che ha il volto abbronzato di chi da lungo tempo vive in India e una gamba ingessata dopo l'operazione che ha riparato i danni di un vecchio incidente «le Jawadhi Hills erano completamente isolate dalla pianura, prive di strutture scolastiche (98 per cento di analfabeti) ed igienico-sanitarie (l'età media sui 35-40 anni). 
     
Codello          Gli oltre 300 villaggi erano visitati soltanto dalle guardie forestali interessate al prezioso legno di sandalo e dagli usurai ... »  -Come siete intervenuti su questa situazione?- «Abbiamo cominciato a lavorare nel settore dell'agricoltura, scavando due laghi grandi, 14 più piccoli e 34 pozzi per irrigare i campi, livellando anche 12 acri di terra e distribuendo sementi. La popolazione ci ha seguiti, e molti villaggi adesso coltivano tutto il loro terreno, facendo anche tre raccolti di riso all'anno. Abbiamo impiantato un piccolo centro agricolo con l'orto ed una stalla, ed ottimi risultati sono venuti anche con I'apicoltura: nel 1976 si producevano 1800 chili di miele, quest'anno siamo arrivati a 40.000 chili».

 

«Lo sviluppo dell'agricoltura», aggiunge Maria Carla Petruzzelli, da molti anni attiva in Come noi e appena reduce da un soggiorno nelle Javadhi Hills, «ha creato un po' più di benessere per tutti: a Jamnamarathur, il maggior centro dell'altipiano, ora c'è il mercato ogni lunedì e i collegamenti con il resto della regione sono ormai frequenti e regolari, con nove corse giornaliere di autobus ... ».
           
          A Kovilor, un villaggio a pochi chilometri dalla fattoria in cui vive, padre CodeIlo ha recentemente dato il via ad un "progetto medico" costruendo un piccolo ospedale di fortuna: quattro stanze ed un'attrezzatura ancora da sviluppare, che possono però, salvare tante vite in una zona in cui sono ancora sconosciuti i principi igienici di  base. A Kovilor andrà a vivere e  lavorare Thomas Israel, un giovane indiano diplomato in sociologia, assunto nell'ottobre scorso.


          «In tutto questo lavoro », dice padre CodeIlo, «abbiamo cercato di seguire sempre due principi fondamentali: puntare su realizzazioni magari piccole ma concrete, tali da dare subito frutti e consentire la partecipazione attiva della popolazione, e cercare di mantenere buoni rapporti con le autorità locali. Così facendo, siamo riusciti a stimolare il loro intervento in favore delIe Jawadhi Hills.

Dopo I'avvio del nostro progetto medico, ad esempio, il Governo di Nuova Delhi ha stanziato 60.000 rupie per la costruzione di un grande ospedale e molti lavori sono stati intrapresi per costruire strade e scavare nuovi pozzi».

          «C'è ancora moltissimo da fare», dice Maria Carla Petruzzelli, «specialmente per quanto riguarda I'alfabetizzazione (l'intento è quello di costruire una scuola e di assumere poi un'insegnante fissa), e per l'educazione sanitaria, che deve essere costruita da zero. Ma un risultato è già stato ottenuto: la gente si accosta a padre Codello. segue con fiducia le sue opere e i suoi consigli e li fa propri, impara volentieri nuovi mestieri ». Questo consenso, certamente il più desiderato e importante, è stato accompagnato da un altro, non meno significativo: «La Comunità Europea», conclude Franco Cellino «ha esaminato il nostro piano di intervento per le Javadhi Hills, lo ha approvato e lo ha finanziato al 60 per cento ».

 

 

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 GLI ISPIRATORI:
Padre VAILATI

(Missionario Comboniano)

[vedi: CHI SIAMO - Breve storia dell'Associazione]

Padre Marco Vailati (Missionario Comboniano) nasce a Como l'8 dicembre 1964 da Battista Vailati e Luisangela Rampoldi

Entra in seminario minore a Rebbio (Co) nel 1978, a 13 anni continuando poi la sua formazione a Padova (liceo), Firenze (filosofia) e, dopo il noviziato a Venegono Superiore, la laurea in Teologia a Parigi.

E’ ordinato sacerdote da S.E. il vescovo emerito di Kartoum Mons. Agostino Baroni il 22 giugno 1991, a Grandate (CO) celebra la sua prima Santa Messa a Cirimido ( CO ) il giorno successivo.

La sua prima destinazione è Brescia dove lavora in diocesi come animatore missionario e promotore vocazionale.

Nel 1996 parte come missionario comboniano in Ciad, dove resta fino al 2007.

Rientra in Italia nel 2008 e fino al 2015 è a Verona, dove si occupa dell'amministrazione di Fondazione Nigrizia che comprende le riviste missionarie Nigrizia, Piccolo Missionario e il Museo Africano.

Ritorna poi a Lai, in Ciad, dov'è tuttora svolgendo il servizio di economo diocesano per questa giovane chiesa ciadiana.
 

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